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In nome della Terra Madre

Siamo dei matricida! Si, noi dis-umani siamo degli orrendi matricida! Stiamo uccidendo la Madre di tutte le madri, la Madre di tutti i padri e di  tutte

le creature che ci circondano e che sono nostre compagne di viaggio, in questa dimensione.

In nome di una presunta superiorità di razza, di specie, sociale, in nome del profitto, torturiamo, massacriamo, sfruttiamo i nostri simili e le altre creature.

Ma il dolore di uno è il dolore di tutti.

Noi apparteniamo al tutto.

Distruggere il tutto è distruggere noi stessi!

A qualunque vivente si tolga la vita, in qualche modo la si toglie a noi stessi, perchè uccidere l’altro equivale a uccidersi!.

Spesso sento il dolore della Terra e dei suoi figli, assassini compresi e soffro.

E’ una condanna all’inferno quella di sentire il dolore del Cosmo, perennemente…ed io lo percepisco da sempre.

Sono voci, sono grida, sono visioni che mi devastano e mi bruciano.

E allora incomincio a lacrimare inchiostro e dò loro la parola.

Un giorno sentii la Terra gridare e trascrissi, come potevo, il suo/mio/nostro immane dolore.

L’ultimo respiro della Madre

Genuflessa, nuda e sanguinante

mi arrendo senza più gridare,

le ferite sono troppe, sono tante

così tante che ho smesso di contare.

 

Deturpata nel cuore e nella faccia,

sono qui ad aspettar la morte,

mi hai ucciso figli tra le braccia

decidendo dei più deboli la sorte.

 

Stanca dei tuoi terribili veleni,

del tuo continuo, cocciuto seminare

dolore, vedo i sacri miei terreni

pervasi da guerra e da rancore.

 

Come gli altri non sei che figlio mio,

come agli altri anche a te donai il mio seno,

ma tu, pensandoti a immagine di un dio

con me fosti sadico e blasfemo.

 

Tutto sbagliasti, mio caro ultimogenito,

a me è da sempre legata la tua vita,

ma òr non è più tempo e senza gemito,

madre inerme davanti al matricida,

attendo l’affondar dei tuoi artigli

nel macilento già debole mio petto..

…Macabro cancro, assassino dei tuoi figli,

angelo mio, caduto e maledetto!…

Vola farfalla, vola…

 

 

Vola farfalla, vola

verso il cielo terso,

per te, solo fra un’ora

finisce l’universo.

Vola farfalla, frulla

tra una foglia e un fiore,

palpita nel nulla

in cerca dell’amore.

Ma l’erba fitta cela,

confonde ciò che è vero…

…No!… Quella è la tela

del vecchio ragno nero…

In te sento il dolore

di chi avversa ebbe la sorte,

e trovò l’amore

nel ventre della morte .

Piangere lacrime d’inchiostro su fogli candidi mi ha aiutata e mi aiuta a trasformare la mia rabbia in un immenso, liberatorio ululato. Anche per voi, miei cari navigatori, che per caso approdate in questo mio giardino del dolore, è stato o è tutt’ora così?…